È primavera, svegliatevi giardini! 5 posti dove mangiare all’aperto a Milano

La primavera ci è scoppiata nel cuore all’improvviso, come direbbe Mina, e non c’è modo di godersela al meglio che batta un pranzo pigro al sole. Siete perdonati solo se soffrite di allergia, ma nemmeno troppo perchè basta un antistaminico e passa la paura. Che siano giardini, dehors o cortili voglio svelarvi i miei 5 posti preferiti dove mangiare all’aperto a Milano. Molti di voi diranno che non è come mangiare in riva al mare, ma una delle cose più belle di Milano sono proprio i suoi cortili, spesso nascosti dai pesanti portoni del centro della città. Armatevi di smartphone perchè sono posti super instagrammabili e non dimenticatevi l’esclamazione obbligatoria: “non sembra neanche di essere a Milano”.

LùBar – La Sicilia nascosta nei giardini di via Palestro

All’interno dei Giardini di Via Palestro, nascosto nella cornice della Villa Reale dove una volta venivano celebrati i matrimoni con rito civile di Milano, si nasconde il LùBar, un vero e proprio paradiso in miniatura con tanto di fenicotteri rosa (finti, per quelli veri vi rimando a Villa Invernizzi in via Dei Cappuccini). Sembrerebbe già abbastanza così, invece in questo posto che pare irreale servono anche dell’ottimo cibo (dalle 8 del mattino a mezzanotte) accompagnato da una carta dei drink di tutto rispetto. Per chi non conoscesse già LùBar nella loro versione Ape- Street Food o baracchino con lucine scintillanti alla Stazione Centrale di Milano, qui si mangia siciliano: pesce, carne e street food. Il progetto nasce proprio come street food siciliano nel 2013, con un chiringuito nell’Oasi di Vendicari, a Noto.

Foto di Sabrina Hu

Dopo un bel giro alla Galleria di Arte Moderna fermatevi nel dehor o se piove nel giardino d’inverno. Tuffatevi subito su panelle e avocado, alici fritte e broccoletti e gli involtini alla messinese: fettine di carpaccio, di solito il taglio scelto è il magatello, ripiene di grana grattugiato, prezzemolo, pangrattato e caciocavallo (o un altro formaggio filante). Se volete stare leggeri, la scelta poi può ricadere su farro, cavolo nero, cavolfiore, con uovo in camicia, o se siete golosi come me ordinate le busiate integrali, un tipo di pasta lunga arricciata tipica del trapanese, con pesto di mandorle, menta, basilico e pomodorini o fingetevi abilmente bambini e ordinate le polpette con polenta fritta. Se vi rimane un po’ di spazio per il dolce, e non vi siete mangiati cestini di pane di Tumminia e olio del Castelluccio, Ricottamisù è la scelta giusta.

LùBar è Via Palestro 16.

Erba Brusca – L’orto con cucina

L’Erba Brusca quando si parla di giardini e orti milanesi è un vero must. La cucina di Alice Delcourt è molto legata al territorio, ai prodotti Slow Food e alle meraviglie del suo orto interno. Se siete amanti della tartare e dello stile del vitello tonnato con un twist, cominciate dalla tartare di daino, acetosella, maionese all’acciuga e grano saraceno. Se siete amanti del risotto, e non vedo perchè non dovreste esserlo, il risotto con tarassaco e nocciole, formaggella a latte crudo e balsamela, un aceto balsamico molto particolare che si ottiene dalla fermentazione del succo di mela o i favolosi gnocchi di patate, vongole, piselli, panure al guanciale e timo (che siete ancora in tempo a piantare sul balcone).

Foto di itsfuntobehappy

Non so cosa si può volere di più. Forse optare per un secondo piatto, oscillando tra anatra e seppie scottate. O forse correre a prenotare una delle favolose serate Farm to table che organizzano tra gli orti dell’azienda agricola Corbari Bio. Prenotate in tempo e godetevi questa fetta di campagna milanese.

Erba Brusca è in Alzaia Naviglio Pavese 286.

Al Garghet – Cucina tipica milanese in terrazza o nel giardino botanico

Foto di Ottavia Martina

Qui non solo si può pranzare all’aperto, qui ci sono sia un giardino botanico che una terrazza tra cui scegliere. Al Garghet è una trattoria milanesissima con il menù in dialetto, ma non pensate di andare a mangiare in un ristorante rustico, qui il cibo è tutt’altro che banale o mediocre. Vi perderete nella scelta tra un delicatissimo uovo morbido con crumble di nocciole e agrumi e spuma di parmigiano, o un fritto di cervella, animelle e carciofi. Per i carciofi alla Giudia vi rimandiamo a lezioni di cucina romana, ma questo piatto non dovete proprio perdervelo, magari accompagnato anche ai fiori di zucca fritti e farciti di mozzarella con poca, ci tengono a sottolinearlo, acciuga. I primi non sono leggeri, ma sono sicura che dopo aver assaggiato i caramei de la Lumelina, ravioli ripieni di casseoula d’anatra su zuppetta di verze e lenticchie allo zafferano, supererete questo trauma.

Il vero asso nella manica però sta nei secondi, e qui facciamo un elenco perchè c’è l’imbarazzo della scelta: se siete dei puristi della cotoletta alla milanese, la cotoletta di vitello, quella vera, ricavata dalla lombata e rigorosamente con osso, cotta nel burro, qui non verrete di certo delusi. Ma ci sono anche ottime alternative da prendere in considerazione: i mondeghili per esempio, delicatissime polpettine che per tradizione vengono ricavate dal lesso rifatto, o un classico ossobuco di vitello con risotto alla milanese, che diciamocelo è come prendere due piccioni con una fava, ordinare un piatto per averne due. Per gli amanti del quinto quarto qui c’è anche la trippa alla milanese, diversa dalla trippa toscana e dalla trippa piacentina, detta anche busecca. Si tratta di trippa, fagioli, pancetta e erbe aromatiche. E se dovesse piovere? Godetevi anche l’atmosfera calda degli interni, dove in autunno e inverno è acceso anche uno scoppiettante caminetto. Vi abbiamo convinti?

Al Garghet è in Via Selvanesco 36.

Terrazza Triennale – Osteria con vista sul Parco Sempione

Osteria con vista è la definizione perfetta per questo ristorante affacciato sulle fronde verdi del Parco Sempione e sul giardinetto interno della Triennale, dove si trova anche la spettacolare scultura di Giorgio De Chirico Bagni Misteriosi. Fatevi un giretto al museo e date un’occhiata alle mostre aperte e poi, prenotando con adeguato anticipo, prendete l’ascensore e lasciatevi guidare fino all’ultimo piano dove godere della vista e dell’ottimo cibo. Alla Terrazza Triennale non manca la costoletta alla milanese, la cotoletta di vitello con l’osso che per fortuna sembra aver spazzato via i diversi tentativi di imitazione in città. Anche il risotto alla milanese con ossobuco e gremolada merita la vostra attenzione. Qui però la cucina non è milanocentrica e viene contaminata con la più classica cucina italiana servita con una certa maestria.

Allora si può iniziare da un’ottima tartare con tuorlo d’uovo e tarufo nero, per passare ai paccheri di Gragnano all’amatriciana, buoni come quelli che mangereste a Roma, e concludere con degli involtini di verza ripieni con formaggi dolci. Niente fish and chips, siamo milanesi! Le chips ve le diamo comunque ma accompagnate da un delicatissimo filetto di vitello. Se al pranzo preferite guardare il tramonto, venite per un aperitivo e godetevi un “Bauscia”(Campari, pompelmo, agave, lime e ginger beer) accompagnato da finger food offerti dalla cucina. Anche per cena la Terrazza è un posto magico: fatevi un giretto sulla Torre Branca, progettata da Giò Ponti nel 1933 con il nome di Torre Littoria, per guardare Milano da un altezza di 108,6 metri poi tornate qui per assaggiare dei delicati straccetti di vitello e crema di asparagi bianchi di Bassano al Lemongrass, dei tortelli di faraona con salsa allo zafferano biodinamico, rombo e zucchine e un finale perfetto con la sfera di meringa con sorbetto alle more e basilico con spuma allo yogurt. Insomma, questa terrazza con al centro un cubo di vetro, promette e mantiene grandi magie.

Terrazza Triennale – Osteria con vista è in Alemagna Emilio 6

U Barba – La cucina ligure con bocciofila

Foto di Lucia Salciarini

C’è un ristorante con cortile a Milano che è un pezzo di Genova, costruito in un ex bocciofila e dopolavoro. Questo posto si chiama U Barba, un osteria genovese con bocciofila, un posto defilato dal centro vicino a Corso Lodi, dove trascorrere una domenica pomeriggio pigra a giocare a petanque e mangiare trofie al pesto con fagiolini e patate, che definirle deliziose e quasi fargli un torto. Se l’esterno ti fa sentire fuori dal mondo, non è che l’interno sia da meno: tra mobili e pavimenti di legno, campeggiano decoupage con i migliori cantautori genovesi, da Gino Paoli a Fabrizio De Andrè, vecchie insegne, valigie d’epoca e anche una vespa di altri tempi. Nel menù trovate tutto quello che potete immaginare di mangiare in un ristorantino tipico con vista sul lungomare genovese. C’è proprio tutto: dalla focaccia al formaggio al cappon magro, un tipico piatto della cucina tradizionale ligure a base di pesce e verdure, riservato ai giorni di penitenza e quaresima. In origine consumato dai pescatori, direttamente sulle barche o dalla servitù dei nobili che riutilizzava gli avanzi dei banchetti.

Potete anche assaggiare la mesciua, una zuppa di legumi, le lasagne di mare e l’asado di vitello. Asado è un participio in lingua castigliana che significa arrostito. La ricetta originale è argentina, quella trapiantata in Liguria ha risentito delle ristrettezze economiche degli emigranti che si accontentavano dei tagli meno costosi dell’animale come la pancia di vitello. La carne viene cotta su una graticola che viene messa vicino alla fiamma quasi in verticale, e viene insaporita con un preparato di olio, aceto, aglio, pepe ed erbe aromatiche chiamato chimichurri. Per il pranzo della domenica preparano anche i panigacci della Lunigiana, dei sottili dischi di pasta non lievitata che vengono cotti in recipienti di terracotta, accompagnati da salumi e formaggi. E se non li avete mai assaggiati, è obbligatorio provare i testaroli con salsa di noci, pesto e grana. I testaroli sono considerati la pastasciutta più antica, risalente addirittura all’epoca romana. Sono fatti di farina, acqua e sale che vengono mescolati fino a formare una pastella densa simile a quella delle crespelle, poi vengono preparati nel testo, un po’ come i panigacci. Una volta cotti si tagliano a losanghe e si cuociono in acqua bollente e poi via con il pesto. Io sento già il profumo di basilico.

U Barba è in Via Decembrio 33.

Francesca Sponchia
Collezionista di grassi saturi e attivista per i diritti civili del burro. Rabdomante di piatti perfetti nei menu' dei ristoranti, nel tempo libero mangio ravioli crudi.

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