Vita da mamma a Torino. Due orsetti come madeleines

Vi ricordate le madeleines che suscitano tanti ricordi al buon Proust ne Alla Ricerca del tempo perduto? (tra parentesi è uno dei miei libri preferiti e se avete un po’ di mesi per leggerlo -vista la mole- ve lo consiglio!).

Bene. Per la serie vita da mamma a Torino, a me…accade la stessa cosa quando guardo…gli orsetti delle mie bambine!

Vita da mamma a TorinoSono loro la prima coppia di oggetti di cui vi ho parlato che salverei dal diluvio universale. Un po’ per convenienza, ovvio: senza non dormono! E un po’ per tenerezza: senza vado in ansia io!

Li guardavo stamattina prima di uscire per venire in redazione…Uno è rosso e un po’ spelacchiato ed era il mio. Ricordo ancora il Natale esatto in cui Babbo me lo portò. Non l’ho mai abbracciato molto, in realtà, ma è sempre stato sul mio letto fino a quando sono diventata grandicella.

L’altro invece è molto più giovane, ha solo tre anni e mezzo ed è della piccoletta di casa. Guai a toglierglielo! Non potrebbe neppure concepire il concetto di relax senza averlo vicino. Non ha certo la forma di un orsetto, ma lei lo chiama così e per noi va bene!

È stato il primo regalo che ha ricevuto quando è nata, a Torino.

Torino…che bella, che emozioni. In questa città ho tanti ricordi della mia vita da mamma. Per un po’ di tempo ci ho anche vissuto e ho imparato a conoscerla soprattutto nel suo carattere. E poi ci sono capitata tante volte per lavoro. Mi ci ritrovo molto perché parte delle mie origini sono piemontesissime. E i piemontesi sono persone un po’ particolari. No, no, vi prego, lasciamo le ovvietà del tipo “piemontese falso e cortese”. Siamo riservati, difficili da scalfire, forse un filo snob. Ma ci sta. La storia ci ha forgiato così.

Non solo orsetti. La mia (golosa) vita da mamma a Torino

Vita da mamma a TorinoMa torniamo a noi. Vi raccontavo che la mia seconda bambina è nata a Torino, appunto. Bene, dovete anche sapere che uno dei miei vizi golosi, quello per i gianduiotti, è cominciato proprio allora. Saranno state le voglie della gravidanza, non lo so…ma vi confesso di averne mangiati davvero, davvero tanti. La dipendenza era diventata così forte da impazzire. Pensate che solo gli amici che, mollando a casa fiori e regali di rito, si presentavano in ospedale con un carico di gianduiotti (meglio ancora se della pasticceria Stratta), avevano il lasciapassare assicurato per la mia stanza! Certo, per la linea non sarà stato l’ideale, ma vogliamo lasciare a chi è in dolce attesa un po’ di libertà?

Finita la gravidanza, però, non ho più avuto scuse e ho dovuto ridimensionare il quantitativo di cioccolato ingerito! Per tentare di smaltire l’accumulo di gianduiotti, mio marito mi costringeva a lunghe passeggiate sotto i portici (lo sapevate che Torino ha ben 18 chilometri di portici), o lungo il Po (e se immaginavate gli scoiattoli in città solo a Central Park a New York vi sbagliavate perché ci sono anche qui)!

Vita da mamma a TorinoMa vedete la gola non si placa facilmente… e passeggia di qua e passeggia di là, ho scoperto i tajarin (i miei preferiti sono quelli di Bertoli, in via Madama Cristina, fatti anche con la farina di castagne!). Li avrei mangiati sempre: a pranzo, a cena e anche a colazione!

E adesso che ne scrivo mi è venuta una voglia… quasi quasi stasera metto al lavoro le bambine. La ricetta? Eccola! Mezzo chilo di farina, due uova intere, quattro tuorli, un cucchiaino di olio, un pizzico di sale, un po’ di pazienza (soprattutto se li fate con i bimbi perché avrete farina ovunque) e il gioco è fatto!

 

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6 thoughts on “Vita da mamma a Torino. Due orsetti come madeleines

  1. Che tenerezza questo tuo racconto…bello e delicato, proprio da vera mamma. E Torino, che bella!
    Mi hai riportato indietro nel tempo, quando anch’io avevo i figli piccoli. Se andavo fuori, la femminuccia, Marta, mi metteva sempre nella borsa un bigliettino: non sapeva ancora scrivere, ma disegnava dei bellissimi cuoricini. Messaggi d’amore meravigliosi, che conservo ancora tutti. Altro che il fusillo Barilla nella giacca del papà….

    1. Grazie Clara. L’essere mamma assume sfumature diverse. E a renderle tali, ci sono anche i luoghi. E grazie anche per avr voluto condividere con me la tua esperienza!

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