A ogni piatto il suo santo: ricette della tradizione per Ognissanti

pettole di santa cecilia
Le pettole, piatto dolce tipico pugliese

Se è forte il legame del cibo con il territorio di provenienza, è facile notare come spesso la storia di un piatto sia unita a doppio filo anche a quella di un Santo. Gli esempi di pietanze dedicate a questo o a quel patrono, in Italia si trasformano in storie e tradizioni che si tramandano sui fornelli.
In occasione della prossima festività di Ognissanti, ripercorriamo così alcune curiosità e storie su e giù per l’Italia.

Le pettole di Santa Cecilia

Durante la transumanza dall’Abruzzo alla Puglia, i pastori con le loro pecore arrivavano nella zona di Taranto più o meno sempre attorno al periodo in cui si festeggiava Santa Cecilia, la patrona dei musicisti, al suono delle zampogne. Una musica e un trambusto che distraevano le casalinghe intente a fare il pane. La leggenda vuole che l’impasto, così “rovinato”, finisse fritto nell’olio e creasse delle frittelle. E’ una storia che ricorda insomma quella del Pifferaio Magico a narrare l’origine delle Pettole di Santa Cecilia, che possono essere dolci (per Santa Cecilia,che si celebra il 22 novembre )oppure salate (per l’Immacolata, l’8 di dicembre), golosità tipica di Taranto, fatte di ingredienti semplici: solo farina, olio d’oliva, zucchero, sale e lievito di birra, per un dolce diventato tipico della tavola tarantina.

Gli sfinci di San Martino

San Martino, che si onora l’11 novembre, è celebrato in ben 20 cittadine del Belpaese. E altrettanto onorate sono le frittelle che si preparano in suo onore: patate lessate e schiacciate, unite a farina di grano duro, zucchero, lievito di birra, un uovo, cannella in polvere e scorza di limone grattugiata. Il procedimento è elaborato: la pasta, morbidissima, va lasciata lievitare a lungo e poi fritta a palline nell’olio caldissimo o nello strutto. Le frittelle così ottenute si passano poi calde in miele ammorbidito con un po’ d’acqua di gelsomino o fiori d’arancio, che regala un aroma profumato e particolare. Non solo: a San Martino si deve la creazione di un altro dolce, più leggero ma altrettanto conosciuto. Si tratta dei biscotti di San Martino.

Le triglie di Sant’Andrea

Novembre ci racconta un’altra tradizione del mare d’inverno. Lui è Sant’Andrea, il santo pescatore, l’apostolo che spesso anche nell’iconografia viene ritratto con in mano delle triglie. Il santo è celebrato con ricette a base di pesce e tradizioni speciali in diverse località italiane. Il 30 novembre ad Amalfi si tiene la “corsa di Sant’Andrea”. La statua del santo, detta dagli amalfitani ”o’ viecchio”, viene portata in processione dalle congregazioni religiose fino alla spiaggia. Poi, i pescatori la riportano verso il Duomo, di corsa. I festeggiamenti proseguono fino a sera, con fuochi d’artificio e banchetti a base di pesce. Il culto di Sant’Andrea, qui, è protagonista anche di un altro avvenimento importante: si tratta del “il miracolo di Sant’Andrea”, simile al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Se l’evento non si verifica, si pensa che porti sfortuna. Fuochi e celebrazioni per il santo anche in provincia di Lecce, dove lo onora con l’accensione di falò, sulla cui fiamma vengono arrostite le cosiddette ‘triglie di Sant’Andrea’. Nel viterbese invece, era tradizione confezionare pesci di cioccolato o di pasta di mandorla, da regalare poi ai bambini.

Ricette per tutti i Santi

Il 1 novembre è Ognissanti, giornata dedicata al culto dei defunti e di tutti i santi del calendario. Ci sono dei dolci tradizionali da consumare in questa giornata, le cui ricette hanno un profondo legame con il territorio e con la tradizione. Il pane dei morti per esempio: l’utilizzo di avanzi di dolci o biscotti simbolizza bene la trasformazione dal vecchio al nuovo, mentre la frutta secca entra in questo dolciume e ricorda le offerte precristiane che si offrivano agli spiriti defunti.
Tipiche di Lombardia sono le “Ossa dei morti”, biscottini bianchi e friabili, simili proprio a delle ossa allungate. In Romagna e Umbria invece meritano una menzione le “fave dei morti morbide”. L’utilizzo di questo legume ha profonde radici nelle tradizioni precristiane, dove le fave nere erano considerate offerte funebri e venivano portate in dono alle Parche e a Proserpina.

Cosa si mangia il giorno dei morti?

In realtà non ci sono veri e propri menu, ma diversi piatti della tradizione regionale italiana, che impiegano soprattutto ingredienti di stagione come le castagne, le zucche, le fave ecc.. Via quindi a zuppe genuine e secondi della tradizione come l’intramontabile arrosto.

Al.Fa
Giornalista e blogger. Scrivo di viaggi ed enogastronomia. Mi piace raccontare il legame che unisce cibo e territorio. L'assaggio di un prodotto tipico può raccontare molto di un luogo in cui nasce, più di una guida turistica a volte!
http://www.vaquelpaese.com

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